INTERVISTA IN APIARIO

Pubblicato il 09/03/2021
Intervista a cura di Francesco Legnani.

Proseguiamo le nostre interviste ai membri del Consiglio Apacl riportando l’allegra chiacchierata fatta con Silvia Bernasconi pochi giorni fa nel suo apiario di Civiglio (CO).
Silvia è un nuovo membro del Consiglio Apacl, ha una formazione accademica come Biologa, si occupa di divulgazione scientifica ed educazione ambientale, seguendo vari progetti naturalistici per enti, organizzazioni e scuole.
Oltre confine collabora con l’associazione apicoltori ticinesi, ha realizzato un convegno sulla cera d’api e insegna Biologia apistica al corso cantonale di apicoltura.

F – Cosa ti ha portato Silvia ad avvicinarti al mondo dell’apicoltura?
S – L’apicoltura è un modo per entrare in sintonia con l’ambiente.
Dopo una giornata lavorativa serve per riequilibrarsi e rilassarsi.
Per fortuna, grazie alle api, nel periodo di restrizioni Covid più ferree, ho potuto comunque recarmi in apiario e lavorare.

F – Con questi presupposti vivere l’apicoltura per te ha un significato più ampio che l’interazione singola con l’insetto, dico bene?
S – Esattamente, non avendo un’apicoltura da reddito e avendo pochi alveari, posso permettermi di prendermi tutto il tempo che mi occorre, dandomi anche la possibilità, in alcuni momenti, di sperimentare.

F – Un’apicoltura romantica dunque, che si scontra con problematiche pratiche di gestione…
S – Oggigiorno l’apicoltura è in crisi. È un equilibrio così delicato con la natura che basta poco ad alterarlo. Un tempo, il piccolo errore dell’apicoltore, non alterava più di tanto la conduzione apistica. Oggigiorno invece l’errore può portare al collasso delle famiglie.
Il mio punto di vista è che spesso si da troppa importanza alla produzione di miele, quando si potrebbe spingere anche su altri prodotti legati all’apicoltura, come la propoli, il polline, la cera o prodotti di lavorazione secondari come dolciumi e cosmetici, in modo che il benessere dell’ape sia preservato. Il mio contributo in tal senso è lasciare costruire i favi interamente a loro, senza l’ausilio di fogli cerei, in modo che le api possano decidere in che modo sviluppare la loro famiglia. È bellissimo osservare quali architetture costruiscono appena ne hanno la possibilità!
Naturalmente per i grandi produttori non sarebbe realizzabile, ma esistono tanti piccoli apicoltori che hanno invece la possibilità di dare più agio a questi insetti.

F – Direi che detta da un’apicoltrice che ha fatto il relatore ad un convegno sulla cera, risultano parole quantomeno interessanti…
S – Mi è stato chiesto di tenere una parte e parlare della cera e le sue problematicità, io ho dovuto approfondire questa tematica e ho capito che può capitare di trovarsi della cera contaminata anche senza la nostra responsabilità, soprattutto in un contesto ambientale in cui tutto è relazionato, agricoltura – apicoltori – industrie, e via dicendo.

F – Svolgi educazione ambientale nelle scuole, parli anche delle api?
S – Nelle scuole propongo la conoscenza delle api selvatiche e la realizzazione delle casette per loro, creiamo degli orti per impollinatori, trasformiamo prati dei parchi in campi fioriti.
Faccio questo da una decina di anni e sulle api mellifere propongo degli incontri in cui spiego il lavoro degli apicoltori, la società delle api, il ruolo che hanno gli impollinatori nella produzione alimentare.
Spesso faccio il gioco delle merende agli alunni facendogli vedere cosa mangerebbero con e senza api.

F – Sei membro del Consiglio Apacl da circa un anno, come sta andando?
S – Credo nel confronto, mi auspico collaborazione e scambio di idee. Ognuno prova e sbaglia ma solo dal confronto si può migliorare e approfondire le difficoltà. Penso che trovare una via comune e soluzioni condivise possa essere una via molta fruttuosa per l’apicoltura in generale.

F – Progetti futuri?
S – Mi piacerebbe aprire un centro di api- aromaterapia. Ho trovato un buon sito dove poterlo realizzare e il luogo in cui vivo ha delle potenzialità turistiche non indifferenti.
Questa pratica prevede l’installazione di arnie a ridosso di una casetta in legno.
Propoli, miele e cera contengono sostanze volatili che danno il tipico odore all’alveare.
Il principio base è che queste sostanze svolgano un’azione benefica su tutto l’apparato respiratorio.
Io l’ho provata con il mio cane. Funziona veramente bene, io mi sono rilassata tantissimo, lui ha dormito tutto il tempo.

F – Grazie Silvia, auguroni per il tuo progetto!

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