INTERVISTA A GIANCARLO COSTENARO

Pubblicato il 02/02/2021

Questa rubrica mensile vuole essere uno strumento per far conoscere più da vicino e meglio le persone che dedicano il loro tempo alla nostra Associazione: i membri del Consiglio Apacl.
Iniziamo con il presentarvi il nostro presidente Giancarlo Costenaro.
Intervista di Francesco Legnani.

F. Conosco Giancarlo da quando ho iniziato a lavorare come tecnico apistico per Apacl, nel 2013. Ho sempre avuto l’impressione di parlare ad un amico di vecchia data e credo che questa sia l’impressione che suscita in parecchie persone. Quando ti confronti con lui sull’apicoltura è sempre un confronto alla pari, non ti fa mai pesare la sua cultura apistica di lunga data, anche se le domande che gli poni sono banali.
Come hai conosciuto l’apicoltura, Giancarlo?

G. Mio padre, Arrigo, ha frequentato uno dei primi corsi che Apacl organizzava. Era il 1976 e tra i relatori c’erano Giovanni Pontiggia e le prime lezioni del prof. Mario Colombo. Da loro mio padre ha appreso tanto e io da lui. In quel periodo andavo a scuola ma la mia attenzione era già rivolta alle api. Mi ricordo il primo alveare acquistato da Ettore Albonico, già allora presente sul territorio.
“Tenete giù i finestrini altrimenti le api soffocano”, ci ripeteva. Erano gli anni delle arnie a cubo, con il predellino a cerniera ripiegabile. Un gran freddo patii in quel viaggio, ma che soddisfazione!

F. L’apicoltura Costenaro è l’associato Apacl con numero di alveari maggiore. Chi guarda la gestione di questi numeri non può che rimanere affascinato da come l’intera attività debba essere gestita in maniera sinergica. Ricorda molto un alveare, appunto.
Come sei arrivato ad avere tutti questi alveari?

G. Nel 1988 avevo 150 alveari, erano gli anni delle prime massicce infestazioni da varroa. Non sapevamo cosa fare, insomma, ne persi più della metà. Mi piace pensare che dagli sbagli si impara molto, soprattutto che bisogna tenere sempre un profilo umile, capendo bene cosa “non” fare piuttosto che inventarsi soluzioni stravaganti. Il rischio è di lasciarci le piume, si dice dalle mie parti. Ora di alveari ne ho 1400.

F. La tua è un’azienda famigliare, la puoi descrivere nella sua interezza?

G. Siamo 3 soci: io, mio fratello e mia madre. L’organico si completa con 5 dipendenti: i miei due figli, Elia e Luca, mia sorella e due collaboratori esterni.
Le donne vendono al mercato mentre gli uomini si dedicano all’attività di campo.
Abbiamo in tutto 1400 alveari circa, di cui 1000 in produzione e il resto per vendita nuclei e rimonta.
Da poco produciamo anche regine. Mio figlio Luca infatti ha fatto esperienza in Australia e Nuova Zelanda ed ora produciamo circa 500 regine l’anno.
Oltre a propoli e pappa reale, produciamo polline, sia fresco che essiccato. La resa si aggira intorno ai 4-5 quintali/anno.

F. Come è cambiata l’apicoltura negli ultimi anni?

G. L’esperienza accumulata in questi anni è stata messa in discussione dai cambiamenti climatici ormai evidenti. Anche il mercato globale ha fatto la sua parte.
Non si può più fare un’apicoltura di esperienza ma bisogna adattarsi alle nuove e pressanti problematiche che si pongono annualmente.
Un tempo gli errori erano ammortizzati dalle condizioni climatiche e situazioni sanitarie stabili, ora è il contrario.
Un esempio? Il salto dell’acacia non c’è più. Col salto potevi fare due produzioni, uno nella bassa e uno successivo nelle nostre zone, più importante del primo. Ora le fioriture si accavallano troppo e il salto non si può fare…inverni troppo miti.

F. Ci racconti qualche aneddoto della tua attività apistica?

G. La sciamatura mi ha sempre dato noia, non la accettavo, come la si può accettare quando fai produzione? Quando partiva uno sciame, correvo sulle piante, rischiando molto.
L’ultima caduta mi ha fatto pensare ad abbattere il problema: Si, armato di motosega cercavo una soluzione drastica agli sciami posati sui rami.
Dopo la terza pianta abbattuta capii però che anche questa non era la soluzione ottimale. Ora accetto la cosa. Ovvio che cerco di disincentivarla ma se succede, la osservo ancora stupito.

Un altro episodio che ancora mi fa sorridere è riferito alla produzione di miele di girasole che, soprattutto all’inizio della mia attività di apicoltore, era molto importante.
Migravo come nomade in Toscana, nelle distese di girasole del livornese e tornavamo appesantiti, dal lavoro ma soprattutto dal carico. 30 quintali sul mio vecchio Daily e il sorriso di chi aveva fatto bene il proprio lavoro fu quello che vide la polizia quando ci fermò.
In effetti la velocità media di crociera in autostrada, sul passo della Cisa, era di 30Km/h….ma ci mancava così poco all’inizio della discesa…(risata)
Ora purtroppo seminano delle varietà di girasole autofertili e si produce poco, anzi le api si stressano se c’è il girasole, fanno viaggi a vuoto si direbbe, le vedo sui fiori ma non portano a casa niente, neanche il polline.
Si sta delineando un mondo che non prevede api, sembra che le nuove soluzioni agricole vadano tutte verso questa direzione…

F. Qualche piccolo segreto apistico?

G. L’aglio, io do aglio alle mie api. Anzi estraggo i principi attivi dall’aglio scaldando lo sciroppo. Metto l’aglio triturato insieme allo sciroppo così queste sostanze vengono rese disponibili in soluzione. Serve per garantire che le api siano sane, visto che la stagione fredda solitamente è lunga. Questa è la mia nutrizione autunnale.

F. Puoi dirci cosa non funziona secondo te in apicoltura?

G. Burocrazia e inquadramento. La legge sull’apicoltura è un’acquisizione recente, e siamo ancora esclusi dalla PAC e coinvolti non in maniera esaustiva nel PSR. Siamo equiparati solo nelle tasse.

F. A cosa serve l’associazionismo di cui tu fai parte?

G. Una volta non c’era niente, gli apicoltori di una volta erano molto, troppo gelosi della loro “arte”, ai margini venivano tenuti i curiosi e i nuovi appassionati.
Ora le cose sono cambiate, per fortuna. Non si smette mai di imparare con l’atteggiamento giusto, e l’associazione è un bacino dove ottenere quello che uno cerca. Oggi abbiamo la possibilità di conoscere molte più cose e l’Associazione può veicolare queste informazioni tramite il Cda e il tecnico.

F. Grazie Giancarlo e buon lavoro!

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