IN RICORDO DI GIOVANNI PONTIGGIA, PRECURSORE ETICO DELLA NUOVA APICOLTURA

Giovanni Pontiggia non è stato il solo, ma e stato uno dei pochi apicoltori precursori dell’attuale apicoltura. Nel 1975, si era in una fase storica dell’apicoltura lombarda e in parte italiana. Nei decenni precedenti il costo al chilogrammo del miele, si diceva, fosse pari a quello del chilogrammo di burro. Ma erano altri tempi, per l’apicoltura si potrebbe dire che fosse un’altra Era geologica. Motivi diversi hanno portato i due prodotti a divergere sia nei costi di produzione sia nei valori unitari di mercato. Negli anni settanta, presso l’Università degli studi di Milano, con la Professoressa G. B. Serini, veniva attivato il Corso di Apicoltura e Bachicoltura. Insieme a Lei: i Prof. Frilli, Vidano, Arzone, Sabatini, Prota, uno schieramento di eccellenze illuminate. Era l’epoca della resurrezione, in veste scientifica, dell’Apicoltura. Cosa c’entra questo con Pontiggia? C’entra perché Lui, con altri apicoltori seri di riferimento, consentì quel sinergismo positivo, che fece crescere l’apicoltura, ma anche favorì i risultati della ricerca scientifica. Non fu il solo Pontiggia a interagire con le Istituzioni scientifiche, per adottare un criterio, citerò alcuni di quelli che oggi non sono più fra noi. Il cav. A. Gramatica (Presidente del Consorzio apicoltori di Milano), il dr Beretta (di Mantova), il cav. D. Porrini (di Varese), G. Moro (dell’Associazione apicoltori di Milano) e altri. Pontiggia appartenne a quella genìa, che privilegiava l’offrirsi agli altri, ancor prima di curare se stessi. Pontiggia, lavorava come dipendente e nel contempo, per aiutare la famiglia, insieme alla moglie Lina gestiva qualche decina di alveari, già questo delinea la sua Figura. Conobbi Giovanni nel ‘74, un anno dopo il cav. Gramatica, fu il secondo ad avviarmi alla conoscenza pratica dell’apicoltura. Nel corso di una visita, io, un poco nervoso per il timore di essere punto, maneggiavo con vigore l’affumicatore e questo sbuffava fumo come una locomotiva a vapore. Mi prese la mano, mi fermò e mi disse col suo consueto garbo: no, non cosi! Il fumo deve accarezzare le api, per allontanarle, con dolcezza, senza ferirle. Le api vanno rispettate. Questo 46 anni fa. Pontiggia fu uno dei fautori di Apilombardia, una rassegna internazionale che esponeva agli operatori i risultati della ricerca scientifica italiana e aggiungeva delle eccellenze straniere. Questo Convegno si tenne a Villa Olmo, poi a Fondazione Minoprio. Le nottate a progettare, lavorare correre, lui era sempre lì, pronto, anche a discapito dei propri alveari e della famiglia. Generoso, competente, disponibile e mai per interesse. Nel contempo tradizionale e attuale. Già consigliere del Consorzio Apicoltori Comaschi, fu fra i fondatori dell’Associazione Apicoltori di Como e Lecco. Così come attivo fu nella Coperativa Apicomo, magazzino di vendita di prodotti apistici, al servizio degli operatori. Tante vicende e tante avventure attorno alla sua figura. Giovanni appartiene a quella generazione che oggi lascia fra noi pochi altri veri eroi dell’apicoltura. Quella era l’epoca del concedersi agli apicoltori, per l’apicoltura, per le api. Ai tempi le dispute non avevano valore economico, bensì morale. Giovanni Pontiggia appartiene a questa categoria. Cosa resta di tutto il suo lavoro e impegno? Due grandi valori. Tanta stima e un ricordo di umanità e professionalità da parte degli apicoltori che lo hanno conosciuto e dell’apicoltura in genere. Secondo, l’avere lasciato una eredità materiale nelle figure di Ivano e Fausto, suoi due figli che fino all’ultimo giorno lo hanno amato, curato e che oggi portano avanti l’attività apistica e l’impegno per il settore, per gli apicoltori e per le api, così come lui aveva insegnato loro.

Prof. Mario Colombo

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